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MalìaTheBand e “Lontana da te”: quando restare non è più la scelta giusta

Il nuovo singolo “Lontana da te” si muove su un confine sottile tra desiderio e consapevolezza. Un equilibrio che i MalìaTheBand costruiscono senza forzature, lasciando spazio a una scrittura diretta e riconoscibile.

“Lontana da te” parla di una scelta che non è immediata. Quanto tempo ci avete messo a capire che bisognava scrivere questo brano?

Ci è voluto un po’ di tempo, perché non è facile frenare i sentimenti e l’attrazione verso qualcuno, soprattutto quando senti che dall’altra parte qualcosa c’è davvero. Per un periodo cerchi quasi di convincerti che potrebbe andare diversamente, che magari questa volta sarà tutto più semplice. Poi però arriva quel momento in cui la consapevolezza prende il sopravvento. Inizi a capire che alcune dinamiche le hai già vissute, che certe sensazioni le conosci già e che, anche se nell’immediato ti fanno stare bene, col tempo rischiano di consumarti. È proprio in quel momento che ho capito di dover scrivere questa canzone, perché quando provo qualcosa di forte l’unico modo che ho per raccontarlo è farlo nelle mie canzoni. Nel momento in cui ho scritto Lontana da te tutto è diventato più reale. È come se, mettendo quei pensieri in musica, avessi smesso di scappare da quello che sentivo. Scriverla mi ha fatto capire definitivamente cosa dovevo fare. Quando arrivi a quella lucidità non puoi fare altro che accettarla, anche se fa male. E io i sentimenti riesco a raccontarli davvero solo nelle mie canzoni.

Nel vostro suono si sente un equilibrio tra pop, rock e cantautorato. In questo brano avete lavorato più sull’istinto o sulla struttura?

Su questo brano abbiamo lavorato molto d’istinto. La struttura in realtà era già nata quasi completa nella versione chitarra e voce, quindi quando l’ho portata ai ragazzi tutto è venuto fuori in modo molto naturale. L’abbiamo arrangiato in due serate nel box dove proviamo e subito dopo siamo andati a registrarlo. Non c’è stato troppo ragionamento tecnico o la ricerca di qualcosa di costruito a tavolino, ci siamo lasciati guidare molto dalle sensazioni che il pezzo ci trasmetteva in quel momento. La cosa bella è stata vedere come anche gli altri si siano ispirati immediatamente, trovando spontaneamente il loro gusto e il loro suono dentro la canzone. Ognuno ha messo qualcosa di sé, ma senza forzare nulla. Credo che proprio per questo Lontana da te abbia un equilibrio molto naturale tra pop, rock e cantautorato, perché non è nato pensando a un genere preciso ma lasciando parlare l’emozione del brano.

Il pezzo resta molto coerente dall’inizio alla fine. Funziona, ma qualcuno potrebbe aspettarsi un cambio più netto a metà. Ad oggi, c’è qualcosa del brano che cambiereste?

No, assolutamente. Per noi il brano è esattamente come doveva essere. È molto coerente dall’inizio alla fine perché anche l’emozione che racconta lo è: non aveva bisogno di una rottura netta o di cambiare direzione. È uscito esattamente come lo immaginavo quando l’ho scritto: forte, autentico, emozionante ed emozionato, ma soprattutto sincero.

Com’è cambiato il vostro modo di fare musica da “Carillon (la voglia di sorridere)” a oggi?

In realtà sono cambiata molto io come persona e come autrice. Canzoni come Carillon (La voglia di sorridere) e gran parte dei brani dell’album sono state scritte quasi quattordici anni fa, e in quel periodo ero completamente diversa, sia nel modo di vivere le cose che nel modo di guardarle. Con il tempo sono maturata, mi sono evoluta attraverso le esperienze vissute e inevitabilmente è cambiato anche il mio modo di scrivere. È cambiato il modo di sentire, di osservare e di esprimermi. Oggi credo di avere una consapevolezza diversa, anche emotivamente, e questo si riflette molto nelle canzoni. Prima magari scrivevo in modo più timido e raccontavo cose diverse, ero più proiettata verso il futuro, verso il cambiamento. Adesso invece sento di scrivere molto più sul presente, sul qui e ora, e c’è anche una comprensione più profonda di quello che provo e di quello che voglio raccontare. Di emozionarsi non si smette mai, cambia solo il modo di farlo. Allo stesso tempo è cambiato anche il nostro modo di fare musica insieme. Oggi abbiamo molta più complicità, più intesa nel suonare e nel capirci musicalmente. Ci basta poco per entrare dentro un brano e forse anche per questo riusciamo ad arrangiare i pezzi in modo più naturale e veloce. Credo sia semplicemente il risultato del tempo passato insieme: più suoni, più vivi esperienze e più cresci, sia musicalmente che umanamente.

 

Fonte: https://musicalive.net/comunicato/maliatheband-e-lontana-da-te-quando-restare-non-e-piu-la-scelta-giusta/